2) Quale tipo di spillatura preferisce per le fotocopie, una, due o tre graffette?
3) Preferisce che le faccia quotidianamente due ore di straordinario non retribuito oppure è più gradita la mia presenza qui anche il sabato e la domenica?
4) Che possibilità di crescita ho in questo lavoro se accetto di rimanere al nero e non richiedo aumenti per i prossimi diciotto mesi?
5) Quante telefonate dei suoi figli sono autorizzato a passarle nel corso di una giornata?
6) Quindi se dimezzo il numero precedente e ne sottraggo altre cinque ottengo il numero di telefonate di sua moglie che sono autorizzato a passarle nel corso di una giornata, vero?
7) Quali sono le priorità della vita privata dei miei colleghi che le devo venire a raccontare quotidianamente?
8) Io? Io non ho visto assolutamente nulla. Non ho neppure mai aperto quella porta.
ma soprattutto
9) Come sarebbe a dire che ho fatto troppe domande e sono licenziato?
Segni particolari. Si annida nelle borse di personcine deliziose.
Visto l’ultima volta. Alla fine del concerto di Jens, in evidente stato di ubriachezza, si aggirava per i pavimenti del Viper cantando bom-bo-bom-bo-bom-bo-bom-bo-bom.
Tanto tempo passato a lamentarsi del Brullonulla toscano, poi ti arriva un fine settimana incredibilmente fitto di impegni. Praticamente, il genere di post che sogni di scrivere da anni per far vedere che anche qui sei capace di avere una vita sociale. Praticamente, il genere di post che sogni di scrivere in modo da poter ribattezzare il tuo blog, per un paio di giorni, SantacruzVegan. Praticamente, il genere di post che fa venire, contemporaneamente, l’itterizia e la sesta malattia al povero Kekule.
[vi ho detto che venerdi sera al Viper c'è Jens Lekman?]
Questa sera segna il glorioso ritorno in terra toscana della (ex)Coinquilina. Non contenta di essere venuta già una prima volta, e di aver visto il sottoscritto sfasciare la sua macchina all’uscita di un concerto dei gloriosi FakeP. Sprezzante del pericolo corso condividendo la mia casa, il mio stesso letto e le mie nevrosi per due mesi, pur di avere una foto con il suo guru di riferimento. Talmente incosciente da non essere scappata via urlando neppure quando la vicina di casa- donna che ridefinisce il concetto di impicciona- le ha chiesto se fosse mia moglie. Insomma, stasera, il glorioso ritorno in terra toscana della (ex)Coinquilina. Tutto ciò, pur di chiedere ad un malinconico svedese di cantarle qualcosa da Rocky Dennis.
[vi ho detto che venerdi sera al Viper c'è Jens Lekman?]
In realtà, è già da stasera che il Brullonulla toscano si trasforma in una scoppiettante sarabanda di avvenimenti mondani, in una succursale di Manhattan, esagerando si potrebbe dire: in un luogo dove la gente, la sera, esce di casa e si diverte. Con due concerti in perfetta contemporanea.
Alla storica Flog, il luogo che mi ha visto battere il record di birre acquistate e schiantate per terra ancora intere causa improvviso pogo selvaggio, gli Offlaga presentano il loro Bachelite. Purtroppo i miei rapporti con Collini sono improvvisamente peggiorati, da quando a Get Black io ho confessato di ignorare la produzione dei Sonic Youth e lui si è vendicato dichiarando di detestare le camicie floreali di Zio Ciuffo. Gli emissari dell’ONU, capeggiati dal prode Woland, stanno cercando di ricomporre la lite proponendo che stasera sventagli sul pubblico gladioli in luogo dei soliti Tatranky, in un gesto di distensione e buona volontà.
[vi ho detto che venerdi sera al Viper c'è Jens Lekman?]
Alla Limonaia dietro casa, invece, uno di quei gruppi inglesi tutti uguali che vanno tanto di moda da seguire con curiosità ed interesse, per scoprire se si tratta dell’ennesima bufala-NME o qualcosa di più. Pete and the Pirates, con galeone annesso. Per pure ragioni musicali ed estetiche, quali la sveglia la mattina dopo alle sette, l’essere il locale precisamente dietro casa, e la necessità comunque di una presenza fisica a scaldare una scrivania per giustificare il furto mensile di uno stipendio, il sottoscritto e la (ex)Coinquilina saranno probabilmente avvistati a questo secondo appuntamento.
Non vorrei dilungarmi troppo, invece, sull’evento di venerdi sera. Premesso che il senso della vita umana si misura in ore passate ad ascoltare le meravigliose canzoni di Jens Lekman, e che test clinici dimostrano che l’esistenza di nove persone su dieci è radicalmente migliorata, con punte anche del 97%, dopo aver visto di persona Jens Lekman, mi torna a questo punto in mente che non so se vi ho detto che venerdi sera, al Viper, c’è Jens Lekman.
Ad aprire le danze prima del meraviglioso cantante scandinavo, i deliziosi Comaneci (vi ho mai detto che sono follemente innamorato della cantante Francesca?). A scatenare le danze, dopo l’imperdibile esibizione del geniale artista venuto dal freddo, il buon Enzo Polaroid, l’unico diggei capace di farvi ballare già oggi con ciò che, tra sei mesi, uscirà in vinile pressato fucsia su di un’etichetta finlandese che pubblica solo per mail order e consegna i suoi dischi solo lasciandoli in un cassonetto per l’umido poco fuori un Boots nella periferia di Bristol.
Sabato sera, infine, il giorno dopo il concerto di Jens Lekman che temo mi sia sinora sfuggito di ricordarvi, un’altra odiosa sovrapposizione. Dai nostri spacciatori di Cynar preferiti, in quel di Ponterotto, suoneranno i deliziosi Amycanbe (vi ho mai detto che sono follemente innamorato della cantante Francesca?), mentre alla Limonaia dietro casa si potranno vedere i suonini anni ottanta dei miei corregionali Atari, che ripassano per la seconda volta in poco tempo in Toscana, e che mi dispiacerebbe assai perdere nuovamente.
Sempre che io non sia dovuto correre, nel frattempo, a casa della (ex)Coinquilina per giustificare ai suoi genitori il perchè la loro figlia sia, improvvisamente, volata in Svezia per sposarsi dopo il concerto- del quale mi sa che mi sono sinora dimenticato di parlare su queste pagine- del meraviglioso Jens Lekman, venerdi sera, al Viper.
[questo post- scritto senza il benchè minimo conflitto di interessi- vi è gentilmente offerto dalla Trattoria Organetta. cucina tipica calabrese e non solo. per i dolci, ci stiamo attrezzando.]
Jim Moray, uno dei segreti meglio nascosti della scena musicale inglese. Il suo primo album, Sweet England, è un piccolo capolavoro. A maggio esce il suo nuovo, Low Culture.
(per quelli tra voi che pensano che la musica sia iniziata con gli Archéidfaiar, la citazione è questa.)
Un classico dei concerti- quanto meno dei miei- è di ritrovarmi in tutte altre faccende affaccendato quando parte il brano che aspettavi, quello che per te ha un significato talmente particolare da riassumere l’intera serata o, più semplicemente, essere l’unico brano che conosci della band che sei andato a vedere.
Ieri, incredibilmente uscito di casa la domenica sera per vedere finalmente che atmosfera tira ai concerti nel locale dietro casa, tradizione perfettamente rispettata nel ritrovarmi impallato al bancone in attesa di una birra mentre partiva l’unico brano sul quale avrei garbatamente mosso il piedino.
A memoria, e senza pretese di completezza:
- la rissa scoppiata in piena Karma Police, costringendomi ad abbandonare le prime file per recuperare un posto più sicuro
- il fidanzato che ti si ammusonisce e grugnisce proprio nel momento magico di Find the River - il romantico rendez-vous con i cessi di Casalecchio, provato da troppo whisky, mentre l’attacco di Live Forever esplode distintamente dietro la porta
- la cugina accompagnatrice annoiata che impone di essere tirata fuori dalla bolgia nell’istante preciso in cui parte l’unico brano (ampiamente minore, a dire la verità) degli Smiths
Non oso pensare quale cataclisma nucleare potrà mai accadere venerdi sera (cinque giorni! cinque giorni!) nel caso in cui Jens decida di suonare qualcosa da Rocky Dennis.
Quello che vedete in questa foto non è Marc Bolan. E’ un ragazzino diciassettenne chiamato Matthew Smith. Un ragazzino che, nei primi anni ottanta, ha scritto due videogiochi essenziali, Manic Miner e Jetset Willy, ha fatto un mucchio di soldi, ha sbroccato prima di concludere la trilogia, ha speso tutto in droga, ed è scomparso nel nulla per quasi vent’anni.
Un passo indietro. Se eri un ragazzino negli anni ottanta, i tuoi genitori avevano un metodo infallibile per incasellarti da subito nella categoria ‘disadattati‘. Bastava che, al posto del Commodore64 posseduto da tutti- tutti- i tuoi amici, decidessero di comprarti lo ZX Spectrum della Sinclair. Tutti i tuoi amici si sarebbero scambiati i giochi, tu no. Tutti i tuoi amici sarebbero stati con un joystick, tu a spippolare sulla tastiera. Tutti i tuoi amici avrebbero giocato come e quando volevano, tu avresti dovuto pensarci almeno cinquanta minuti prima, ad infilare quella dannata cassettina.
(quando i mai troppo lodati Virginiana cantano di essere ‘lento e disconnesso’ come un C64 dimostrano di non aver mai, evidentemente, avuto a che fare con i Sinclair.)
La scelta, ovviamente, era di mio padre. La ragione, che con lo Spectrum avresti potuto imparare a programmare con il Basic, e da lì partire verso un brillante futuro tecnologico. Non si può dire che a mio padre sia mancata la lungimiranza. Non aveva, purtroppo per lui, fatto bene i conti con il suo unico figlio che avrebbe sempre collezionato quattro in matematica ed avrebbe sempre posseduto la stessa verve tecnologica di un bradipo ubriaco.
(la vedete quella foto lissù? ecco, a me sarebbe piaciuto fare partire il testo immediatamente a sinistra della stessa. peccato che io non riesca minimamente a comprendere come questo inenarrabile risultato si possa mai conseguire.)
In quei lunghi, interminabili pomeriggi preadolescenziali la mia salvezza si chiamava Jetset Willy. Certo, capitava che qualche amico ti invitasse a casa sua a giocare a Summer Games, bullandosi così con te della sua infinitamente migliore vita sociale. Ma la maggior parte delle volte (sempre), finivi da solo nella tua cameretta a raccogliere oggetti per una casa inquietante, popolata da strani mostri (e cessi che ronzavano, e croci e preti che ti inseguivano: un po’ come nella vita reale, insomma), per riuscire a concederti un po’ di sonno, negato dalla cattivissima moglie che ti barrava l’ingresso della stanza da letto.
Autore di questo delirio, il sopra effigiato Matthew Smith. Nel frattempo, hanno ritrovato le sue tracce. La sua lucidità lascia, invece, tuttora lievemente a desiderare.
“5 years after I was a washout, 10 years I was history, it’s coming up to 20 years and now I’m a legend“.
Non avevo molti dubbi. Con un pomeriggio libero a disposizione, in rete avrei trovato di tutto- anche una storia interessante sulla quale scrivere qualcosa. Quello che non mi sarei mai aspettato di incrociare, però, è che degli italiani- i bolognesi Opificio Ciclope, che scopro essere dietro anche ai video dei Settlefish e dei Disco Drive- avessero fatto qualche anno fa un documentario su di lui, Spectrum Diamond: the genius and the legend of Matthew Smith. Lo potete scaricare direttamente in formato .avi, oppure potete comodamente vederlo su Youtube. Questa è la prima parte.
Mi sono ricordato di Avaj. Era un librettino smilzo dal formato strambo che usciva con Linus. Lo disegnavano Pazienza, Vincino, Jacopo Fo e Angese. Spero di non dire una cazzata, ma Paz produsse proprio lì una cosa bellissima e piena di poesia, Sotto il cielo del Brasil. Bellissima y final, perchè Avaj si interruppe proprio con la morte di Pazienza.
Di Vincino, oggi, continuate a leggere ovunque il suo segno nervoso. Jacopo Fo è sulle montagne. Stamattina comincia male, e scopro che è morto Angese. Negli anni ottanta, disegnava (sul Satyricon di Repubblica, se ricordo bene) Occhetto e Martelli come due bambini che litigavano. Ero un bimbo anch’io, ed era una delle mie strisce preferite.
Il personaggio del brano prova magari un brivido che gli eterosessuali provano con una donna. [Anna Tatangelo] ha un carissimo amico che vive la difficoltà di non essere né uomo né donna. Mi è sembrato giusto cogliere l’opportunità del Festival, dove si concentra l’attenzione dei media, accendere un faro su questo problema che interessa tanti ragazzi. Anche queste persone sono figli di Dio.
Alcune perle di Gigi D’Alessio, che presenta il brano sanremese sull’ammore gay.