Anger is an Energy

Non so cosa mi attiri così tanto nelle autobiografie. L’avere fallito in tutti i miei sogni adolescenziali ed essere diventato un noioso impiegatuccio dalla vita squallida gioca probabilmente un ruolo in tutto ciò. Attenzione: autobiografie. Quei mammut agiografici scritti da qualche giornalista in vena di frugare nella spazzatura li lascio sullo scaffale senza grossi rimorsi.

Tra quelle di musicisti, la palma del preferito è sempre saldamente in mano a Tainted Life, il cinico manuale scritto da Marc Almond sul come tirare trionfalmente la propria carriera nel cesso (in Italia è, tragicamente, Una vita Corrotta- La mia vita senza veli). La più noiosa, sinora, la doppia e interminabile lista della spesa di tutte le droghe consumate da Julian Cope negli ultimi decenni, nel suo Head On/Repossessed. Niente batte le memorie di un’anziana checca inacidita. E’ probabilmente la stessa ragione per cui molti di voi si trovano ora su questa pagina.

Questa inutile premessa per sfruttare un paio di battute autocommiserative che giacevano da tempo in un cassetto, e per consigliare la lettura di No Irish, No Blacks, No Dogs, l’autobiografia di Johnny Rotten scritta nel 1994 e pubblicata in Italia con soli tredici anni di ritardo.

Non sono un rivoluzionario, un socialista o cose del genere. Non è questo che mi interessa. La mia politica è un senso assoluto di individualità. Tutti i gruppi politici che conosco su questo pianeta sembrano sforzarsi di sopprimere l’individualità. Hanno bisogno di numeri che votino in blocco. Hanno bisogno di unità. Non importa se è destra o sinistra, a volte le tattiche sono le stesse. Questa gente si batte per l’uniformità di massa. Il movimento femminista è diventato oppressivo in breve tempo. La liberazione dei gay non mira affatto alla parità di diritti. Va accettata in blocco così com’è. Se un omosessuale all’interno di quel movimento osa deviare dalla loro “norma”, lo vittimizzano. Sostituisce lo stesso vecchio sistema come un abito diverso. Odio tutti questi gruppi, ogni forma di aggregazione simile. Distrugge la personalità e l’individualità. Forse una stanza piena di gente che hanno idee molto diverse è caotica, ma è meravigliosamente caotica, altamente divertente, e molto istruttiva. E’ così che si imparano le cose, e non seguendo tutti la stessa dottrina.

Ulteriore Inutile Premessa n.1: ho sempre preferito i Clash. Ulteriore Inutile Premessa n.2: ragazzino negli anni ottanta, la mia prima volta con Lydon è stata vedere i suoi occhi folli dimenarsi tra i tappeti nel video di Rise, nella sempre benemerita Deejay Television. Ulteriore Inutile Premessa n.3: a quattordici anni andavo in giro per Londra con la maglietta del Sun che annunciava Sid Vicious Dead. Senza avere mai ascoltato un disco dei Pistols. Avevo davanti una brillante carriera di giornalista musicale e nessuno me l’aveva detto. (va bene, questa era ingiustificata ed inutile, ma mi divertiva troppo scriverla.) Ulteriore Inutile Premessa n.4: ‘We’re the Flowers in the Dustbin‘ è una delle tre o quattro strofe più belle della storia della musica. Stop.

No Irish, No Blacks, No Dogs è una lunga reazione ad un altro libro, England’s Dreaming di Jon Savage, edito in Italia originariamente come Punk! – I Sex Pistols ed il rock inglese in rivolta, ed ora più saggiamente ribattezzato Il Sogno Inglese: i Sex Pistols ed il Punk Rock. Un mammut di 582 pagine utilissimo per un namedropping selvaggio che vi consenta di rimorchiare trentenni vergini di Parabiago che passano la loro giornata chattando su Msn. Chi scrive lo ha ovviamente letto, sottolineato ed appuntato quando aveva vent’anni. Solo che allora non c’era Msn, quindi non ha battuto chiodo comunque.

Nel suo libro, Savage contestualizza il punk nelle sue radici culturali- il situazionismo, la scena newyorchese, l’orchestrazione di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood. Rotten riporta tutto a casa: non sapeva chi fossero i situazionisti, a NY c’era solo un branco di tossici marci, McLaren un profittatore che distrusse il gruppo. Le pagine più belle, quelle iniziali dedicate all’infanzia da figlio di immigrati irlandesi a Finsbury Park. Lydon è brillante, cinico ed autoironico, ed è persona molto intelligente (come dimostra il suo aver partecipato all’Isola dei Famosi britannica).

Il libro copre i soli anni con i Pistols. Un secondo volume, dedicato all’avventura dei PiL, è annunciato dal solo 1995. Nell’edizione italiana, un meraviglioso refuso, probabile vendetta di qualche irriducibile degli anni settanta: nella discografia interna, la tracklist del suo disco del 1989, 9, è sostituita da quella dell’agghiacciante Wish you Were here.

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Una Risposta to “Anger is an Energy”

  1. Stef Says:

    Autobiografie musicali: l’hai letto A cure for gravity di Joe Jackson?
    (poi c’è anche A drink with Shane MacGowan, che secondo me va letto anche se non è autobiografia).

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